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23 maggio 1992 alle ore 17:58, e’ cambiata la mia vita.

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Cos’è la Mafia? Com’è nata questa organizzazione spietata quasi onnipotente e così ramificata?

La mafia non è un fatto tipico o folkloristico della Sicilia o del meridione in genere; la mafia è un atteggiamento umano che nasce sotto la spinta di certe condizioni come la facilità nel fare soldi e/o di riuscire ad imporsi con la forza e la violenza verso gli altri, un po’ come il fascismo o il razzismo.

kCito testualmente le parole di un grande uomo dello Stato e per lo Stato: “La mafia non è affatto invincibile è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio ed avrà anche una fine.” Giovanni Falcone
Mi chiamo Pace Francesco sono nato a Palermo nel 1982 ma sono sempre vissuto in un paese di provincia(Capaci).
A cavallo degli anni 80 e 90 la città di Palermo, la Sicilia, e credo l’Italia intera attraversava un periodo molto delicato e difficile, tra stragi e morti ammazzati, tra corruzione e criminalità in genere.
Io, essendo solo un bambino capì ben poco di quello che mi succedeva attorno, l’ipocrisia e l’omertâ dilagavano in ogni angolo del territorio e persino in un posto dove la cultura e l’insegnamento alla civiltà dovrebbero essere fondamentali e sacrosante:
la Scuola! Ma la mafia come la storia ha radici molto più antiche.

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Tuttavia il 23 maggio del 1992 alle 17:58 di un normale sabato, quasi estivo, successe una cosa che da lì a poco cambio’ radicalmente la mia visione del posto in cui vivevo e di conseguenza il mio modo di pensare.

Uscendo dal catechismo, che frequentavo in quell’anno, la terra tremò sotto i miei piedi. L’istituto di vulcanologia rilevò un sisma di media intensità. Non fu un terremoto ma quasi 1000 kg di tritolo che fecero letteralmente saltare in aria due carreggiate autostradali, con esse le auto che sopraggiungevano, colpendo a morte i giudici Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta.
Io ed un mio caro amico incoscientemente ed incuriositi, come si può essere a quell’età, ci recammo immediatamente sul posto che distava da casa mia circa 5 minuti a piedi.
L’autostrada, che collega Trapani a Palermo, passa da Capaci come una sopraelevata quindi ci arrampicammo trovandoci a circa 100 metri dall’ ultima macchina della scorta. Arrivammo sul posto così in fretta che non c’era in cielo neppure un elicottero.
Le immagini di repertorio che circolano in tv, nei vari documentari o in rete non rendono minimamente l’idea dello scenario che si presentò davanti a noi, l’odore di benzina e di gomme bruciate misto a quello della carne, pezzi d’auto ovunque, un cratere profondo circa 2 metri ed una colonna di fumo nera che si alzava nel cielo azzurro di un normale e caldo pomeriggio di maggio; fino a quando spuntò in cielo un primo elicottero, poco dopo la polizia e le ambulanze.

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Impauriti scappammo via.

 

Dopo qualche giorno mi resi conto che li dove quel Giovanni Brusca premette il pulsante del detonatore, con i miei amici ci andavamo spesso a giocare, improvvisandoci speleologi nelle grotte li nei paraggi.

ds57 giorni; il 19 luglio cade sotto la stessa quantità di tritolo il giudice Paolo Borsellino e con lui 5 uomini della scorta, tra cui una giovane ragazza Emanuela Loi,che da lì a poco si sarebbe dovuta sposare.
Questa ennesima tragedia fu la goccia che fece traboccare il vaso della mia coscienza.
Ogni comportamento ostile, dal silenzio che mi circondava al bullo che si approfitta della mia semplicità ed onesta d’animo, mi fece aprire gli occhi e capire che la mafia era intorno a me, la si poteva respirare e toccare.

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Le stragi ed i morti ammazzati continuarono ancora per qualche anno ma io ero troppo piccolo ed ingenuo per lottare contro un sistema corrotto e per per fare qualcosa di concreto e tangibile.

Però, in compenso nel mio piccolo, cercavo di non sottomettermi al bullo di turno e denunciavo ogniqualvolta, anche a livello scolastico, le male fatta di quell’erba cattiva che continuava a crescermi attorno.

Ricordo bene le parole che usò un professore quando vide quel ragazzo che mi molestava verbalmente e fisicamente: Lascialo stare ma chi ti credi di essere Totò Riina junior; un calcio injjjj culo due bei schiaffoni e lo mando’ subito dal preside.
So bene che con la violenza non si ottiene nulla ma genera altra violenza, ma in quel momento se le merito’ tutte.
Il 20 maggio del 1996 con la scuola partecipammo ad un concorso contro la mafia. Questo è parte di quello che scrissi a 14 anni: “nella società esiste molta delinquenza corruzione e mafia, bisogna cambiare la società cominciando da sé stessi,dentro di noi c’è molto da cambiare, essere tolleranti onesti e non farsi corrompere anche per piccole cose, non usare la violenza con i più deboli ed avere il coraggio di combattere e denunciare sempre ogni atteggiamento mafioso. Se vogliamo vivere in un mondo ed una società migliore bisogna fare questo.”

Oggi 24 anni dopo vivo lontano dalla mia terra natia, non per scelta, sia chiaro, ma per bisogno.
Ma, le idee di Falcone, Borsellino, Cassara, Montana e prima ancora di loro Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, il Capitano Basile, Terranova, Piersanti Mattarella e di molti altri camminano sulle mie gambe, un giorno su quelle di mio figlio e di tutte le future generazioni.

La paura è normale che ci sia in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio, non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura sennò diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti” Giovanni Falcone.
È bello morire per ciò in cui si crede, chi ha paura muore ogni giorno chi non ha paura muore una volta sola.” Paolo Borsellino.

Se vogliamo vivere in una società migliore dobbiamo cambiare cominciando da noi stessi…images

Novellara, 2016. Francesco Pace.                                                    .